Paolino Sicilia
Leopoldo Giovanni Rocco Pietro Paolo Sicilia, ricordato semplicemente come "Paolino", nacque a San Pietro in Guarano il 30 giugno 1905 da Romualdo e Intrieri Teresina. Dal padre apprese l'arte sartoriale; la madre, che già aveva perso una figlia, rimasta vedova, emigrò negli Stati Uniti, ma Paolino restò a San Pietro, aspettando un atto di richiamo, che per motivi che ci sono ignoti, non giunse mai.
La zia Bernardina lo chiamò dapprima a Gallicano nel Lazio, ma in seguito, su consiglio dello zio Giacomo, Paolino si trasferì nella vicina Roma dove aprì una sartoria. Qui ebbe alcuni lavoranti e partecipò ad alcuni concorsi: in uno, in particolare si qualificò primo a livello nazionale e vinse un paio di forbici placcate d'oro. Si racconta che, grazie all'eco di questo importante riconoscimento, ebbe come cliente Beniamino Gigli, famoso tenore e attore del tempo, e servì noti personaggi politici romani (De Gasperi, Tambroni, Scelba).
Aveva una innata vena poetica: già nel 1925, a soli vent'anni, pubblicò in Cosenza, una sua raccolta di oltre cinquanta poesie dal titolo "Ombre e Bagliori" con i tipi della tipografia "La Veloce", di Serafino e Chiappetta. Nella presentazione oltre che nei versi, Paolino rivela nobiltà d'animo e profondità di sentimenti; egli scrive: "Questi umili versi, espressi in lingua povera, a coloro che mi perdoneranno l'audacia di averli voluti pubblicare". - Nelle poesie, che sovente componeva di getto, esprimeva sentimenti per persone segretamente amate, per amici e per luoghi a lui cari. - Spesso ha personificato i bisogni reali e quelli dell'anima, le avversità e gli aspetti della vita, della sua vita, che non fu felice! - Molte sue composizioni, ad eccezione di quelle contenute nella raccolta, sono purtroppo andate perdute. - Al suo animo delicato e gentile contrapponeva un carattere spesso irascibile determinato, probabilmente, dalla solitudine e dal destino avverso con il quale si doveva quotidianamente confrontare.
Si rifugiava spesso nell'alcool e ciò rafforzava, più che mitigare, la sua indole introversa.
Si narra che privo di conoscenza e visitato da un medico, risultò insensibile ad ogni cura, ma si riprese dopo che gli fu fatto annusare un bicchiere di vino che, subito dopo volle bere.
Molte persone, in paese, lo ricordano con grande simpatia. - Morì a Cosenza, nella casa di riposo Umberto I, in solitudine, così come in fondo aveva vissuto, il 14 maggio 1980.
Con questo ricordo, modesto e sincero, abbiamo voluto tributare a Paolino un piccolo riconoscimento per restituirgli un po' di quel calore umano che nella vita gli è mancato e che ora, da lassù, accoglierà certamente con un indulgente sorriso.
IMPORTUNO
Mentre chino su i libri a consumare
sto la parte migliore
di me stesso, a la porta odo picchiare
con istranio romore.
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Ansioso, così, vado ad aprire
e guardo in su la via:
ella è sola e deserta, a impoverire
come l'anima mia.
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"Chi è" - pìen di sgomento io mi domando
"che ha picchiato a la porta?"
" Un viatore smarrito? Un miserando
uomo? Un' anima morta ?"
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Ed ancora una volta, inesorabile,
il colpo si ripete;
Grido allor ne lo sdegno irrefrenabile:
"Dite, o villàn, chi siete?"
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Dice una voce: "Apri, ho le scarpe rotte,
su le spalle un gravame..."
"Apri, per carità! fredda è la notte..."
Apri : sono la Fame.
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