ANTHONY MARIA TURANO

Antonio Maria Turano, poi americanizzato in Anthony Maria, appartiene alla seconda generazione dei primi italo-americani. Nacque in Italia, a San Pietro in Guarano, piccolo centro calabrese, situato nella fascia presilana della provincia di Cosenza, il 31 Ottobre del 1893, da Martino Turano e Rachele Pugliese.
Suo padre, calzolaio, emigrò in America nel 1899 e nel 1905 tentò di ricongiungere la famiglia con "l'atto di richiamo" per la moglie e i tre figli. Ma l'America del tempo era impietosa verso chi non poteva esprimere forza lavoro e non diede il visto dell'immigrazione al figlio minore, menomato perché colpito da paralisi infantile. La madre non volle lasciar solo il ragazzo, bisognevole di cure, e restò nel piccolo paese calabrese; consentì, comunque, ai due figli maggiori di ricongiungersi con il padre, a Pueblo, in Colorado. Al sospirato ricongiungimento si sostituì, pertanto, una più drammatica disgregazione familiare, già iniziata con l'emigrazione del capofamiglia, cinque anni prima.
Antonio, giunto in America all'età di quasi dodici anni, ebbe l'impatto con la nuova realtà ed in particolare con la nuova lingua, complicata dal gergo degli italo-americani, che per un po' di tempo, egli identificò con l'inglese.
Per qualche anno aiutò suo padre nella bottega di droghiere e macellaio, ma non tardò a rendersi conto che nel nuovo mondo bisognava essere intraprendenti e, spronato dallo stesso genitore, cominciò a studiare da autodidatta. In seguito cominciò a girare per gli States americani del west viaggiando spesso su treni merci, da clandestino. Fu proprio in seguito ad uno di questi avventurosi spostamenti che, scoperto, finì poi, paradossalmente, per trovare lavoro, come ragazzo tuttofare, in uno studio legale. Studiò quindi legge e diventò uno stimato avvocato. A differenza del padre che era vissuto nel ristretto ambiente della locale Little Italy, commerciando solo con qualche fornitore nativo del luogo, egli s'integrò benissimo nella complessa società americana, senza dimenticare le sue origini.
Scrisse diversi e autorevoli articoli sull'American Mercury, riguardanti molti aspetti della legislazione americana e strettamente legati ai grandi temi sociali del suo tempo. Tali suoi scritti sono ancora frequentemente indicati come bibliografie per studi e ricerche da alcune università americane, reperibili anche in internet. Alcuni di questi articoli sono stati anche pubblicati in America in una collana divulgativa di "piccoli libretti blu". Scrisse "Un padre immigrato", (An immigrant father), un racconto di vita vissuta dal padre, e "Il linguaggio di Little Italy", (The Speech of LIttle Italy), un'attenta analisi sul singolare linguaggio degli immigrati italiani.
In una nostra ricerca, tutt'ora in corso, oltre ai due racconti citati, abbiamo trovato traccia dei seguenti suoi articoli:
"Breach of Promise: Still a Racket", (Interruzione di una promessa: Ancora un Rachet) 1934 American Mercury 40, 46. [FN30]
"Sterilization of the Unfit", (La sterilizzazione del disadattato) - The Forum 122 (Feburary 1934).
"Birth Control and the Law" (Il controllo delle nascite e la legge) - American Mercury, 34:466-72, April 1935. T203.
"America's Torture Chamber", (La Camera della Tortura d'America) - The American Mercury, September 1938, pp. 11-15.
"Is Sex Lawful?" (Il sesso è legale?) - American Mercury, 45:323-29, November 1938; Discussion, 46:253-54, February 1939. T204
Nel 2002, in Italia, è stato pubblicato "Figli di due Mondi", prima collana di narratori italo-americani edita in Italia (Avagliano Editore), diretta da Francesco Durante, per far conoscere gli autori di origine italiana, figli di emigranti, che hanno lasciato straordinarie testimonianze del loro impatto col Nuovo Mondo. Si tratta di un'antologia di dieci racconti risalenti agli anni '30 e '40, del XX secolo, che proprio in apertura presenta la narrazione di Anthony M. Turano: "Un padre immigrato", (An immigrant father).
Si parla di Martino, il padre dell'autore, che in America, aveva trasformato l'ingresso della sua abitazione in una bottega di drogheria e macelleria e che degli americani aveva preso solo l'abitudine di bere il tè al pomeriggio. Martino ritorna in Calabria all'età di 78 anni e dopo 35 anni di emigrazione, orgoglioso di essere stato un pioniere in una terra in cui aveva spianato il futuro a due dei suoi figli, ma deluso di non essere riuscito, neppure da americano naturalizzato, in un suo secondo tentativo di ricongiungere la famiglia. Questa volta, anzi, prendeva maggiormente atto del dramma che l'emigrazione gli imponeva senza lasciargli sogni e speranze: una terza e nuova scomposizione familiare, inesorabile e definitiva.
Salutando camionisti, venditori e clienti, gli unici americani che aveva conosciuto, disse loro: "Addio, me ne torno al mio paese; mi piacerebbe restare in America, ma ho in Italia una moglie e un ragazzo che non vedo da molto tempo". Ad Anthony e suo fratello che restavano in America, consigliò di mantenere il cognome Turano, scritto con la grafia originale, e di onorarlo con i fatti. Raccomandò, inoltre di far sapere ai loro figli, che sarebbero nati in America, le origini dei loro genitori.
In vista del treno che doveva portarlo all'imbarco del ritorno, salutando i figli in un unico e commosso abbraccio, infine disse loro: "Cercando di essere un buon padre non ho potuto fare a meno di essere un marito assente. Vostra madre mi ha aspettato per tutti questi anni e ha diritto alla parte finale della mia vita".
La redazione di questo sito, con l'intento di far conoscere ai sampietresi, vicini e lontani, alcuni dei suoi racconti pubblica "Il linguaggio di Little Italy" al quale seguirà a breve scadenza "Un padre immigrato".



Home Page