Francesco Urso - Artigiano artista

autoritratto

Francesco Urso, con il suo lavoro e le sue arti, ha dato lustro al suo paese d'origine: San Pietro in Guarano (CS), che gli diede i natali il 23 ottobre del 1912.
Uomo di notevole spessore morale, fu amministratore, tecnico confezionista e soprattutto pittore, arte che esercitò nobilmente da autodidatta. - Lavoratore instancabile, visse con la ferma convinzione che il lavoro e l'onestà dovessero rappresentare i due valori imprescindibili nella vita di un uomo.
A San Pietro esercitò l'attività di sarto per circa quarant'anni, anche se interrotti per periodi più o meno lunghi e sempre per ragioni legate alla sua attività lavorativa: soggiornò, infatti, anche ad Ancona e a Buenos Aires.
Si dilettava nell'arte pittorica, inizialmente come autodidatta e successivamente con più cognizione professionale, dopo che durante il servizio militare, da richiamato, ricevette alcuni insegnamenti dal Prof. Aprea, al tempo direttore dell'Accademia di Belle Arti a Napoli.
Spesso ricordava i sacrifici che aveva dovuto affrontare per pagarsi le lezioni di disegno e i successivi periodi difficili per farsi conoscere dal pubblico. Poi gli venne commissionato il primo quadro ad olio, raffigurante la Madonna del Carmine, che lo fece entrare nel novero degli artisti calabresi.
scorcioEsercitò le due arti con pari dignità, infondendo nell'una ciò che maturava nell'altra.
Finché restò a San Pietro molti compaesani residenti in altre città d'Italia, approfittavano del periodo di ferie estive per rinnovare i loro guardaroba. La sua bottega, inoltre, era frequentata da molti discepoli e alcuni di essi, grazie al suo insegnamento, divennero, poi, provetti artigiani.
Nel 1954 emigrò a Prato, dove aveva in gioventù prestato servizio militare di leva e dove pensava di poter più compiutamente liberare le sue creatività professionali. Infatti, dalla bottega artigianale passò ad un'azienda di confezioni come responsabile del reparto taglio e modellistica e trovò, nel versante artistico, un humus più congeniale per esprimersi e farsi conoscere come pittore.
Scrisse di lui il critico Franco Riccomini: …ha compiuto un lungo cammino attraverso la pittura, rubando il tempo al lavoro, quella pittura che si ispira al vero: le immagini sacre, i ritratti legati agli affetti familiari... la felicità della sua mano si è addolcita nel paesaggio e nelle nature morte privilegiando le sfumature, gli accostamenti cromatici, i momenti mutevoli delle stagioni" e Paolo Sfogli: "La pittura di Urso evoca una collana di perle intinte nei colori dell'arcobaleno."
Nel 1960 entrò a far parte della Società dei Pittori Pratesi. La sua prima mostra fiorentina alla Galleria dei Cancelli, nel 1967, diede il via ad un'attività che gli consentì di staccare i quadri dalle pareti e proporli all'attenzione del pubblico e della critica.
cartolinaScrivendo a Tommaso Russo, suo nipote, gli confidò, fra l'altro: … anche se la vendita è una soddisfazione, ti vedi portar via il meglio del tuo lavoro e ti dispiace. Questo, però, penso che succeda a chi compone il quadro attraverso studio, sacrificio e lavoro; non credo che lo stesso effetto faccia a coloro che ingannano l'arte e il pubblico... La mia pittura è stata definita "onesta" da critici e pubblico". Ecco che l'onestà, il valore fondante di una vita, affiora nell'uomo, ma soprattutto nell'artista, che con orgoglio si compiace quando gli altri sanno riscontrarla nella sua arte.
Francesco Urso espose le sue opere in numerose Gallerie, con mostre personali, collettive ed estemporanee. Tra le più importanti:Cancelli, Lescupitt Aipra, Neroni, il Cenacolo a Firenze, Galleria d'arte "98" a Cosenza. Inoltre: Palazzo Pretorio di Prato, Biennale del sud a Foggia, Roma, Barletta, Fiesole, Galleria 14, Parterre Firenze, S. Croce, Biennale d'arte contemporanea Firenze, Premio Apuania a Massa.
Nel 1976 espose 40 opere, quasi tutte vendute, alla Galleria "98" di Cosenza.
Allestì una mostra personale anche a San Pietro in Guarano, dove aveva ricoperto la carica di vice sindaco, e dove, alla chiesa parrocchiale di S. Maria in Gerusalemme, donò un suo dipinto votivo (Madonna del Rosario, nell'omonima Cappella).
La sua arte, libera e feconda, gli procurò moltissimi riconoscimenti e premi fra cui una croce conferitagli da un'autorevole Accademia d'Arte inglese, per il rifacimento completo di una cappelletta all'aperto (in toscano denominata "tabernacolo") in località "Le Querce" di Prato, tuttora oggetto di devozione popolare.
Questa è stata l'ultima opera realizzata da Francesco Urso, ormai ultra ottantenne, prima della sua dipartita, poi avvenuta a Prato a 92 anni, il 22 dicembre del 2004.



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