Don Francesco Pizzuti - Parroco a San Pietro in Guarano dal 1889 al 1922.
 Don Francesco Pizzuti, nacque a San Benedetto, frazione di San Pietro in Guarano, il 26 aprile 1850 da Raffaele e Caterina Cozza, famiglia di contadini. Nel 1872, da diacono, con i sacerdoti Pasquale Pizzuti e Francesco Cassano, coadiuvava il parroco di San Benedetto, Sante Foglia, nella conduzione della parrocchia.
Fu ordinato sacerdote il 19 marzo del 1874 e, l'anno successivo, il Comune gli affidò la prima scuola mista di San Benedetto, che tenne per un anno. Nel 1889 gli fu assegnata la parrocchia di S. Maria in Gerusalemme a San Pietro in Guarano, che resse da economo per sette anni fino a quando, nel 1896, non gli fu ratificata la nomina di parroco dal Governo italiano che, al tempo, estendeva il suo controllo anche sulle designazioni ecclesiastiche.
Ma Don Francesco, fin dall'inizio, a prescindere dal ruolo ufficiale ricoperto, sentì su di se la responsabilità del ministero sacerdotale e si prodigò per curare la spiritualità della comunità sampietrese.
Nel maggio del 1892, chiese ed ottenne, dal Generale dei Domenicani, la convalida della Confraternita del Rosario, già presente e operante spontaneamente in San Pietro. - Negli anni 1897/98, favorì l'espansione della Lega Eucaristica e il 1° dicembre del 1908 rese noto il regolamento della Pia Associazione della Guardia d'Onore al Cuore di Gesù, da Egli concepito per riunire in preghiera i fedeli, in tutte le ore del giorno intorno a Gesù. - Per favorire l'istruzione religiosa dei fedeli, esercitò la predicazione, sia personalmente, sia coadiuvato da altri sacerdoti e frati.
Dal 30 marzo al 13 aprile del 1919, chiamò i Padri Passionisti di Laurignano, a svolgere un'efficace missione, conclusasi con la costruzione di un Calvario, che fu molto caro ai sampietresi anche come monumento, ma che fu poi gradualmente demolito, negli anni '60 del 1900, per far posto ad un fabbricato abitativo. Dal 20 al 22 giugno, sempre del 1919, guidò una folta rappresentanza di sampietresi a Paola, al "Pellegrinaggio dell'Italia Meridionale" per ringraziare San Francesco per la fine della Grande Guerra. - Era molto stimato dai fedeli: si racconta che per attirare l'attenzione dei giovani verso la chiesa, spesso prometteva loro la distribuzione di fichi secchi che, per quei tempi, costituivano un manicaretto molto ricercato.
Visse di carità cristiana in una casa con tende al posto delle porte e un giaciglio (saccune) al posto del letto. Spesso restava digiuno intere giornate perché offriva ai poveri tutto ciò che gli veniva donato dai fedeli. Aiutò economicamente molte famiglie a emigrare negli Stati Uniti d'America, Brasile e Argentina, con proventi ricevuti da altri fedeli, pur se gli erano necessari per la costruzione della chiesa. Si narra che spesso alcune donne, gli preparavano da mangiare a sua insaputa e all'ultimo momento del suo ritorno a casa, per evitare che dividesse con altri quel pranzo già frugale.
Ma il nome e il ricordo del Parroco Pizzuti
è più che altro, legato alla costruzione della nuova Chiesa di Santa Maria in Gerusalemme, da Egli subito ideata, perchè quella parrocchiale esistente, ora dedicata a S. Pietro Apostolo, era insufficiente ad accogliere i fedeli.
In questo suo nobile progetto, riuscì a coinvolgere tutta la comunità sampietrese.
La baronessa Maria de Nicola, vedova Collice, donò il suolo edificatorio in località Cava, il legname necessario per le opere di carpenteria e s'impegnò a versare una somma annuale. Numerose offerte in denaro, pervennero da molti sampietresi emigrati negli Stati Uniti d'America e anche l'Amministrazione Comunale versò una sua quota.
La costruzione iniziò nel mese di Giugno del 1891. Ai lavori parteciparono esperti artigiani locali e contribuirono generosamente molti fedeli, fra cui le donne del paese che, a sera, richiamate dal suono di una campanella, formavano una nobile e volontaria processione per trasportare, con le ceste, pietre dalla vicina cava, oggi Via San Bruno - Rini e Via Silana. - Il progetto originario della chiesa, redatto dell'architetto Luigi Console, nel 1891, prevedeva una costruzione a croce latina, ma nel 1905, l'architetto Giuseppe Pisanti, chiamato per progettare le decorazioni interne, lo modificò tutto, e la chiesa assunse l'attuale stile neoclassico.
La Chiesa fu benedetta e aperta al culto il 5 febbraio 1902, dieci anni dopo l'inizio dei suoi lavori, in occasione della festa votiva celebrata annualmente per il grave terremoto del 1873 e, anche se mancavano ancora le decorazioni interne, vi si potevano comunque officiare le funzioni, almeno nelle solennità che richiamavano molti fedeli.
Per questo suo grande impegno, Don Francesco contrasse prestiti con alcuni sampietresi e, non riuscendo a onorarli, subì diverse mortificazioni. Decise perciò di vendere la vecchia casa canonica, avendone costruito un'altra, sulla sinistra della nuova chiesa. Ma prima di portare a termine la vendita, morì, in povertà, a 72 anni, il 7 gennaio del 1922 fra la costernazione di tutta la comunità sampietrese.
La vendita fu poi conclusa dai suoi eredi testamentari: Il nipote e suo omonimo Don Francesco Pizzuti e Don Pietro Napoli, suo successore.
Si narra che Don Pietro usò la sua veste talare per moltissimo tempo e pur se vecchia e logora, per non sottrarre proventi alla chiesa, invece di sostituirla con una nuova la coprì con un giaccone militare che qualcuno gli aveva caritatevolmente donato e con il quale fu persino sepolto.
Il Parroco Pizzuti visse in un periodo cruciale per la società sampietrese: ad uno sviluppo economico e sociale ispirato da Don Carlo de Cardona che portò alla costituzione della Lega del Lavoro, alla costruzione di due centrali idroelettriche sul fiume Arente, un mulino elettrico e l'istituzione della Cassa Rurale Cattolica, si contrapposero i drammi della consistente emigrazione verso le Americhe e dello scoppio della 1^ Guerra mondiale a cui parteciparono tanti giovani sampietresi e dove molti di essi perirono, come Luigi Settino al quale, per il suo comportamento eroico, fu poi concessa la Medaglia d'Oro alla memoria.
Don Francesco condivise con le famiglie queste sventure sociali e visse in silenzio quella della sua povertà che lo accompagnò per tutta la vita: attuò in tal modo un'opera pastorale che riuscì ad innalzare la spiritualità e la cultura religiosa dei fedeli. Con la costruzione della Chiesa contribuì, altresì, allo sviluppo socio-economico della popolazione, in atto nel tempo in cui Egli visse.
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